DEDICO QUESTO GRUPPO A TE GIACINTO PER LA TUA ONESTA',GENTILEZZA,I TUOI MODI SEMPRE GARBATI CON I TIFOSI.
CI MANCHI TANTO !!!!!!!!!!!!
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Credo che i giocatori e il moderno mondo del calcio debbano capire che stiamo vivendo al di sopra delle nostre possibilità.
Quando ero calciatore i giornalisti erano pochi: c'era anche il tempo di fare amicizia con loro. I divi c'erano ma al cinema e alla tv.
Ho sempre giocato
per vincere. Anche da ragazzo, quando si giocava per strada, si giocava per vincere. Non ho mai capito come si possa giocare e non cercare di vincere. Se non ci riesci, va bene, l'importante è sapere che hai fatto tutto il possibile.
Signori questo era Giacinto Facchetti...
CIPE, NOI SEMPRE CON TE. Nessun dubbio ci ha mai anche solo lontanamente attraversato. Nessuno di noi ha mai dubitato. Le dichiarazioni di Gianfelice Facchetti di oggi sono piene di amarezza, ma anche piene di quella voglia di combattere per le cose giuste che hanno contraddistinto l’esistenza del padre. E’ proprio lui a rimarcare l’unica notizia del giorno e cioè che Giacinto non ha pronunciato la fatidica frase “mandaci Collina”, pronunciata invece da Bergamo. Fa pena pensare che i giornali (compreso il massimo giornale sportivo milanese) abbiano proposto questo dettaglio di evidente importanza come una interpretazione di Gianfelice. Fa pena pensare che non ci sia rispetto per nessuno. Nemmeno per la verità. Tutto questo dolore gratuito avrà uno scopo? “C'è una cosa mirata, ed oggi ne ho avuto la conferma.” ha aggiunto il figlio di Giacinto. Segno che ci si dovrà ancora una volta difendere dal fango, scansare le calunnie e spostare l’attenzione sulla realtà che nessuno vuole vedere.
A Giacinto uno come Mourinho sarebbe senz’altro piaciuto. Dietro la personalità di Special One avrebbe intravisto passione per il calcio e amore per la lealtà sportiva. Chissà che una delle prossime volte il ritardo di Mou nel rientrare con la squadra in campo non si trasformi in un non presentarsi più. Come a dire, tenetevi il vostro calcio sporco. A noi non serve. Abbiamo già il Cipe e con lui tante certezze…
Che dire..... non c'è nulla da dire in questo presunto calciopoli bis, anche perchè non è verità quello che dicono moggi e avvocato!
Bravo Interista! Hai fondato un gran bel gruppo! Il mio parere, è che questa fantomatica calciopoli bis, non ha motivo di esistere, se non quello di ricordarci che a distanza di anni, il popolo Rubentino ha ancora il coraggio di proclamare l'innocenza di chi ha permesso che il nome della loro squadra venisse infangato per anni e anni...
Forse perché eri alto e forte, saldo e duro come un tiglio,
forse per la faccia buona, tu, Gigante di Treviglio,
o perché tutte le mamme partorivano consiglio
di vederti loro parto, di saperti come un figlio,
pur con quelle tue lentezze, pur con tutte le incertezze
sulle ali corte e svelte, tu sortivi le carezze
di noi tutti tuoi tifosi cui donavi quelle ebbrezze
delle corse tue slanciate forti e fresche come brezze
che di colpo illuminavan le giornate nerazzurre
quando prima o poi un tuo gol ci faceva già condurre
le partite più sofferte , le campagne nerazzurre
per i campi in cui tua stazza non poteva che sedurre
tutti quei che ti vedevan contrastar da pari a pari
tutti quanti i tuoi nemici, i più grandi tuoi avversari:
ce ne furono tenaci, tosti, ma in realtà piuttosto rari
quei che sepper rintuzzare i tuoi guizzi a noi sì cari
che ti valser la nomea del terzin fluidificante
che dall’area sua partiva da saetta balenante
per trovarsi all’altra porta forte, lucido e guizzante
per portar la nostra squadra per il mondo dominante!
E così in quel dì di maggio ci portasti alla finale
della coppa a noi più cara, ricambiando sorte uguale
ai britannici che all’Anfield ci ridussero assai male,
ma che non poter opporsi al tuo tiro micidiale.
Mai polemico, corretto come un Lord di stampo inglese
tu provasti umiliazioni e anche le più grandi offese:
ti levar la Nazionale, ma ben presto e a braccia tese
ti dovetter richiamare: Valcareggi ti riprese.
Trasformato da centrale come il gran maestro Armando,
ci portasti in Argentina come un olmo tu, svettando
col tuo ciuffo su spioventi intercettati che balzando
allontanavi. Poi, silente ti scostasti. Fu allorquando
ritenesti che un erede grande, forte ed assai degno
arrivato fosse a prendere lo scettro del tuo regno
e lasciasti a lui, a Gaetano, la consegna dell’impegno
valoroso, fiero e schivo: “Toh, Scirea! Te lo consegno!”
Ricongiungiti con lui nell’empireo dei campioni,
corri ancora da terzino, riconquista quei palloni,
mentre noi sì costernati e con gli occhi a lucciconi
ricordiam le imprese vostre che ci avvolser d’emozioni!








