GIACINTO FACCHETTI UN GALANTUOMO
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Nome:
GIACINTO FACCHETTI UN GALANTUOMO
Descrizione:
PENSO CHE I NOSTRI PADRI SONO STATI FORTUNATI AD AVERE UN CAPITANO COME GIACINTO COSI' COME NOI CON IL GRANDE JAVIER ZANETTI !!!!!
DEDICO QUESTO GRUPPO A TE GIACINTO PER LA TUA ONESTA',GENTILEZZA,I TUOI MODI SEMPRE GARBATI CON I TIFOSI.
CI MANCHI TANTO !!!!!!!!!!!!
Creato:
Mercoledì 14 Aprile 2010
Creatore:

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Mercoledì 14 Aprile 2010 da interista
Caro Cipe, non sono riuscito a dirti quello che volevo, per paura di farti capire che il tempo era inesorabile e la malattia terribile. Scusami, ma credo che ti debba ringraziare soprattutto per la pazienza che hai sempre avuto con me. Per i tuoi occhi che sorridevano, fino alla fine, ai miei entusiasmi o all’ironia con cui cercavo di superare insieme a te momenti difficili. Pochi giorni fa, pochissimi, mi parlavi con un filo di voce - e con l’espressione di chi ti vuole bene - dell’Inter, proiettando il tuo pensiero in un futuro che andava oltre le nostre povere, ignoranti, possibilità umane. Qualche mese fa ti chiedevo un po’ scherzando un po’ sul serio come mai non riuscivamo ad avere un arbitro amico, tanto da sentirci almeno una volta protetti, e tu, con uno sguardo fra il dolce e il severo, mi rispondesti che questa cosa non potevo chiedertela, non ne eri capace. Fantastico. Non ne era capace la tua grande dignità, non ne era capace la tua naturale onestà, la sportività intatta dal primo giorno che entrasti nell’Inter, con Herrera che ti chiamò Cipelletti, sbagliandosi, e da allora, tutti noi ti chiamiamo Cipe. Dolce, intelligente, coraggioso, riservato, lontano da ogni reazione volgare. Grazie ancora di aver onorato l’Inter, e con lei tutti noi. Massimo Moratti
Mercoledì 14 Aprile 2010 da interista

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Iniziata da FLAK88 Ultima risposta di interista il Venerdì 16 Aprile 2010

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tiger jack, Venerdì 23 Aprile 2010 22:30
tiger jack
Sono sempre stato del parere che se si deve essere un esempio per gli altri ci si deve anche comportare bene. Quando andavo all'oratorio non bastava essere bravi per giocare in squadra, ci si doveva sempre comportare bene. Poi diventa un'abitudine.

Credo che i giocatori e il moderno mondo del calcio debbano capire che stiamo vivendo al di sopra delle nostre possibilità.

Quando ero calciatore i giornalisti erano pochi: c'era anche il tempo di fare amicizia con loro. I divi c'erano ma al cinema e alla tv.

Ho sempre giocato
per vincere. Anche da ragazzo, quando si giocava per strada, si giocava per vincere. Non ho mai capito come si possa giocare e non cercare di vincere. Se non ci riesci, va bene, l'importante è sapere che hai fatto tutto il possibile.

Signori questo era Giacinto Facchetti...
interistainterista Lunedì 26 Aprile 2010 13:09

CI MANCHI GIACINTO !!!!

 
interista, Venerdì 16 Aprile 2010 09:57
interista
Un sistema esecrabile, cattive abitudini diffuse ed estirpate non più tardi di quattro anni fa, a cui troppi prezzolati e vedove incallite si aggrappano: la riabilitazione delle divinità perdute. L’ennesima farsa a cui il nostro sempre più debilitato stomaco ha dovuto assistere riguarda la cosiddetta “madre di tutte le intercettazioni”, che avrebbe dovuto eclissare l’immagine dell’Inter e del suo compianto presidente Facchetti. In questo mercimonio di nefandezze, pensando di aver già assistito al peggio, abbiamo dovuto incassare anche la gogna mediatica rivolta alla luminosa bandiera nerazzurra, la cui memoria è stata vilipesa con un’operazione squallida per cui trovare un aggettivo appropriato risulterebbe operazione alquanto proibitiva. Nulla di nuovo: conferme di comportamenti biasimabili e deplorevoli che certi personaggi adottano per redimersi da peccati capitali. Non soddisfatti di aver contribuito fortemente all’inabissamento del calcio nostrano all’epoca dell'auspicato “così fan tutti”, il grande accusato Moggi e relativa combriccola di avvocati al seguito è riuscito nell’intento di manipolare anche una intercettazione che vedeva coinvolto l’allora presidente dell’Inter e il filantropo dell’epoca Bergamo. Risultato: l’ennesima, mera, figuraccia. È bastato l’ascolto dopo la pubblicazione ufficiale per smascherare quel “Metti dentro Collina”, con un “Ma metti dentro qualche...”, parole realmente pronunciate da Facchetti, verificabile da qualsiasi profano. Infatti anche un neofita in materia sarebbe riuscito a decapitare questo allucinante tentativo di farsa. Noncurante di ciò, il signor Bergamo, proteso come un kamikaze nel momento del sacrificio, ha ribadito la tesi della difesa di Moggi attribuendo al presidente Facchetti la richiesta esplicita di inserire Collina, per la serie, mai come in questa occasione appropriata "una figura barbina tira l’altra". La madre di tutte le intercettazioni? L’ennesimo tarocco. Giovedì mattina, particolare naturalmente trascurato dagli esimi colleghi indaffarati in ben altre questioni, la traballante ricostruzione ha vacillato, come logica conseguenza, anche dalle parole del redivivo ex dirigente bianconero: ” Non è influente se il nome di Collina lo ha fatto Bergamo o l'allora presidente dell'Inter”, a conferma della disperata strada difensiva intrapresa. Nulla di cui stupirsi, dopo essere venuti a conoscenza di colloqui per alterare le moviole, di griglie imposte o concordate benevolmente, di combriccole per far salvare questa o quella squadra, delle minacce a giocatori che non accettavano una determinata destinazione, dei colloqui e relative sceneggiate con giocatori sotto contratto invitati a simulare infortuni e a non svolgere interamente il proprio dovere con l'intento finale di facilitare il trasferimento in un’altra squadra. Certificazioni che pesano come macigni, tutti fatti ampiamente documentati dalle intercettazioni, quelle si, che hanno portato a procedimenti e sentenze che non potranno essere cancellate, piaccia o non piaccia. Se qualcuno intanto tra biscotti presunti ed eseguiti artatamente e revisionismo da “Repubblica delle Banane” ci possa finalmente illuminare sul capitolo oscuro delle famigerate schede svizzere, allora anche la nostra sete di operatori della comunicazione potrebbe essere finalmente esaudita. Ma questa richiesta probabilmente lascerà spazio ai decrepiti tentativi di riabilitare i comportamenti che questo Paese si merita e di cui probabilmente non può fare a meno per ataviche malformazioni sociali. In nome del popolo sovrano…o tutti innocenti o tutti colpevoli. L’ultimo pensiero è dedicato obbligatoriamente a Gianfelice Facchetti, a cui va rivolta una solidarietà scontata, che supporti con fermezza e intransigenza la memoria dell’amato padre. Delicato e impervio il discorso concernente la provocazione relativa alla restituzione dello scudetto del 2006: capitolo questo che aprirebbe una serie di analisi e sfaccettature annesse di difficilissima risoluzione. Un’operazione catartica, problematica da accettare per chi ha assistito a spettacoli indegni come quelli del 1998, e in parte nel 2002. Per altri magari potrebbe rappresentare lo strappo per dissociarsi da quella pagina infausta che ha azzerato la storia calcistica di questi anni. Dedicato possibilmente ai soliti urlatori del momento, incapaci di riflettere e vergognarsi…
 
Neroazz, Giovedì 15 Aprile 2010 16:22
Neroazz
Sarebbe stato cmq un onore ed un piacere al tempo stesso far parte di questo gruppo intitolato al grande Giacinto, ma entrarne a far parte proprio nei giorni in cui la sua figura viene ingiustamente ed ipocritamente macchiata da accuse infamanti e pietose mi inorgoglisce ancora di più!
interistainterista Venerdì 16 Aprile 2010 09:58

BASTARDI !!!!!!!
LI ODIO !!!!!
VIGLIACCHI INFAMI !!!!!

 
interista, Mercoledì 14 Aprile 2010 15:04
interista
Nella vita è lecito cambiare idea, ma in linea di massima alcune certezze sarebbe bene averle. Per una questione di coerenza e integrità personale, se non altro. Oggi sembrava il giorno dell’Annunciazione. L’ultima settimana, volata sulle note stridenti di una crescente tensione, ha contribuito ad “alzare” i toni in perfetto stile made in Italy. Tutti in religioso “silenzio” ad aspettare la parola del Grande Profeta. Che non era un giudice, il pm, la giustizia. Nossignori, era il Grande Accusato. Luciano Moggi. Incredibile, vero? Se è abbastanza comprensibile (anche se non condivisibile) che una difesa si giochi tutte le sue carte, anche quelle più disperate, è fuori da ogni logica che questo ultimo pietoso atto diventi per giornali e televisioni una nuova verità. Sono mesi che i media pendono dalle labbra di Moggi, con quei precedenti e quella presunta credibilità. Sono mesi che l’Inter, la squadra, i tifosi e Moratti devono “difendersi” da un reato che non hanno mai commesso.

CIPE, NOI SEMPRE CON TE. Nessun dubbio ci ha mai anche solo lontanamente attraversato. Nessuno di noi ha mai dubitato. Le dichiarazioni di Gianfelice Facchetti di oggi sono piene di amarezza, ma anche piene di quella voglia di combattere per le cose giuste che hanno contraddistinto l’esistenza del padre. E’ proprio lui a rimarcare l’unica notizia del giorno e cioè che Giacinto non ha pronunciato la fatidica frase “mandaci Collina”, pronunciata invece da Bergamo. Fa pena pensare che i giornali (compreso il massimo giornale sportivo milanese) abbiano proposto questo dettaglio di evidente importanza come una interpretazione di Gianfelice. Fa pena pensare che non ci sia rispetto per nessuno. Nemmeno per la verità. Tutto questo dolore gratuito avrà uno scopo? “C'è una cosa mirata, ed oggi ne ho avuto la conferma.” ha aggiunto il figlio di Giacinto. Segno che ci si dovrà ancora una volta difendere dal fango, scansare le calunnie e spostare l’attenzione sulla realtà che nessuno vuole vedere.
A Giacinto uno come Mourinho sarebbe senz’altro piaciuto. Dietro la personalità di Special One avrebbe intravisto passione per il calcio e amore per la lealtà sportiva. Chissà che una delle prossime volte il ritardo di Mou nel rientrare con la squadra in campo non si trasformi in un non presentarsi più. Come a dire, tenetevi il vostro calcio sporco. A noi non serve. Abbiamo già il Cipe e con lui tante certezze…
MatrixLIMatrixLI Mercoledì 14 Aprile 2010 20:59

Che dire..... non c'è nulla da dire in questo presunto calciopoli bis, anche perchè non è verità quello che dicono moggi e avvocato!

Sn1p3RSn1p3R Mercoledì 14 Aprile 2010 21:48

Bravo Interista! Hai fondato un gran bel gruppo! Il mio parere, è che questa fantomatica calciopoli bis, non ha motivo di esistere, se non quello di ricordarci che a distanza di anni, il popolo Rubentino ha ancora il coraggio di proclamare l'innocenza di chi ha permesso che il nome della loro squadra venisse infangato per anni e anni...

interistainterista Giovedì 15 Aprile 2010 10:56

NOI SAPPIAMO LA VERITA' PUNTO !!!!!!!

Mariano GrossiMariano Grossi Giovedì 07 Ottobre 2010 05:41

Forse perché eri alto e forte, saldo e duro come un tiglio,
forse per la faccia buona, tu, Gigante di Treviglio,
o perché tutte le mamme partorivano consiglio
di vederti loro parto, di saperti come un figlio,
pur con quelle tue lentezze, pur con tutte le incertezze
sulle ali corte e svelte, tu sortivi le carezze
di noi tutti tuoi tifosi cui donavi quelle ebbrezze
delle corse tue slanciate forti e fresche come brezze
che di colpo illuminavan le giornate nerazzurre
quando prima o poi un tuo gol ci faceva già condurre
le partite più sofferte , le campagne nerazzurre
per i campi in cui tua stazza non poteva che sedurre
tutti quei che ti vedevan contrastar da pari a pari
tutti quanti i tuoi nemici, i più grandi tuoi avversari:
ce ne furono tenaci, tosti, ma in realtà piuttosto rari
quei che sepper rintuzzare i tuoi guizzi a noi sì cari
che ti valser la nomea del terzin fluidificante
che dall’area sua partiva da saetta balenante
per trovarsi all’altra porta forte, lucido e guizzante
per portar la nostra squadra per il mondo dominante!
E così in quel dì di maggio ci portasti alla finale
della coppa a noi più cara, ricambiando sorte uguale
ai britannici che all’Anfield ci ridussero assai male,
ma che non poter opporsi al tuo tiro micidiale.
Mai polemico, corretto come un Lord di stampo inglese
tu provasti umiliazioni e anche le più grandi offese:
ti levar la Nazionale, ma ben presto e a braccia tese
ti dovetter richiamare: Valcareggi ti riprese.
Trasformato da centrale come il gran maestro Armando,
ci portasti in Argentina come un olmo tu, svettando
col tuo ciuffo su spioventi intercettati che balzando
allontanavi. Poi, silente ti scostasti. Fu allorquando
ritenesti che un erede grande, forte ed assai degno
arrivato fosse a prendere lo scettro del tuo regno
e lasciasti a lui, a Gaetano, la consegna dell’impegno
valoroso, fiero e schivo: “Toh, Scirea! Te lo consegno!”
Ricongiungiti con lui nell’empireo dei campioni,
corri ancora da terzino, riconquista quei palloni,
mentre noi sì costernati e con gli occhi a lucciconi
ricordiam le imprese vostre che ci avvolser d’emozioni!

 

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